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Cosa si intende per “casa familiare”? Chi è il coniuge che beneficia del godimento della casa all’esito di una separazione/divorzio?

Quando un uomo con l’amante incontra una donna con il poppante … sono ca…i …”

Maschi contro femmine è un film del 2010, diretto da Fausto Brizzi. Il film racconta con ironia varie storie di tribolati rapporti tra uomini e donne e, tra queste, il tradimento di Walter Bertocchi (Fabio De Luigi), allenatore di una squadra di pallavolo femminile di serie A.

Walter, in crisi con la moglie Monica (Lucia Ocone) dalla quale ha da poco avuto un figlio, dapprima resiste alle avances di Eva Castelli (Giorgia Wurth) atleta della squadra da lui allenata, poi cede alla relazione extraconiugale.

Eva, seriamente innamorata, pensa che anche Walter si stia innamorando di lei interpretando erroneamente alcuni segnali ed alcune frasi, convincendosi addirittura che le abbia detto “ti amo”. L’incauto allenatore, invece, è sempre innamorato della moglie, solo che gli manca il coraggio di troncare  la relazione con la sua giovane atleta.

Alla fine Eva prende atto della realtà, capisce che non ci sono speranze che Walter lasci la moglie, si presenta sotto il palazzo dell’amante ed inizia a lanciare palloni da pallavolo contro le sue finestre: la classica scenata di gelosia dell’amante, incubo di tutti i fedifraghi.

Monica, mortificata ed umiliata, scopre il tradimento e litiga con Walter.

Due amici del malcapitato allenatore, presenti al litigio fra i due coniugi, come capita spesso nelle commedie si lasciano andare a ironiche scommesse e ciniche ironie sul destino di Walter: scenderà da casa di sua spontanea volontà o perché cacciato dalla moglie? e  se è vero che “Quando un uomo con l’amante incontra una donna con il poppante … sono ca…i …” quanto gli costerà l’assegno di mantenimento  per il figlio? I due burloni si lanciano in una previsione fosca: 10.000,00 euro.

Sull’assegno di mantenimento del figlio non sappiamo quanto sia corretta la quantificazione degli “amici di Walter”, non conoscendone lo stipendio, ma di sicuro, gli amici non sbagliano a proposito della casa : ben presto l’appartamento potrebbe non essere più nella sua disponibilità.

Eccoci  allora alle nostre domande.

Cosa si intende per “casa familiare”? Chi è il coniuge che beneficia del godimento della casa all’esito di una separazione/divorzio?

La “casa familiare” è il bene immobile dove si è svolta la vita coniugale, ovvero dove vive la famiglia fino a che non interviene la separazione.

La casa familiare è assegnata al genitore collocatario in caso di affido condiviso, ovvero al coniuge affidatario esclusivo dei figli minori o maggiorenni non autosufficienti.

Il principio cardine è l’interesse dei figli ed in tal senso è volto il provvedimento di assegnazione.

L’art. 337 sexties stabilisce che “Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’art. 2643 c.c.. In presenza di figli minori, ciascuno dei genitori è obbligato a comunicare all’altro, entro il termine perentorio di trenta giorni, l’avvenuto cambiamento di residenza o di domicilio. La mancata comunicazione obbliga al risarcimento del danno eventualmente verificatosi a carico del coniuge o dei figli per la difficoltà di reperire il soggetto”.

Dalla lettura dell’articolo emergono i seguenti punti:

  • Casa familiare assegnata tenendo conto dell’interesse dei figli
  • Qualora l’assegnatario non abiti più lì, oppure conviva o si sposi con un’altra persona, il diritto viene meno
  • Il provvedimento di assegnazione è trascrivibile in conservatoria e pertanto opponibile ai terzi.

Procediamo ad analizzare il secondo e terzo punto.

Per ciò che riguarda il secondo punto, il provvedimento di assegnazione della casa familiare sarà opponibile sempre all’ex coniuge fintantoché i figli non hanno raggiunto la loro autonomia. 

Per poter ambire nuovamente all’immobile, l’ex coniuge non assegnatario deve solo sperare che l’altro intraprenda una stabile relazione amorosa.

Infatti, in caso di nuova convivenza o di nuovo matrimonio il provvedimento di assegnazione sarà revocato, perché la “casa familiare”, ovviamente, non può divenire il “nido d’amore” della nuova coppia.

Per ciò che attiene invece al terzo punto, il diritto dell’assegnatario dell’immobile è un diritto pieno che può essere fatto valere nei confronti di tutti (i cd. “terzi”), i quali dovranno, pertanto, “rispettare” il provvedimento.

Il provvedimento di assegnazione, quindi, è opponibile ai terzi.

Ad esempio: assegnazione casa familiare a Tizia, ex moglie di Caio, proprietario unico dell’immobile. Caio successivamente vende l’immobile a Mevio (cd. terzo). Quest’ultimo non potrà procedere allo sfratto di Tizia in quanto anch’egli è vincolato dal provvedimento di assegnazione della casa familiare del Giudice.

Il diritto del terzo deve essere nato successivamente al diritto contenuto nel provvedimento di assegnazione per far si che quest’ultimo possa essere opposto al primo.

Per i beni immobili il codice (art. 2643 c.c.) ha stabilito un procedimento di “pubblicità” che consiste nel trascrivere in conservatoria dei registri immobiliari tutti gli atti/contratti/provvedimenti dai quali derivano dei diritti, al fine di renderli pubblici e pertanto conoscibili da tutti e di conseguenza opponibili ad essi.

E così anche il provvedimento di assegnazione deve essere trascritto in conservatoria per poter essere sempre opposto ai terzi.

Qualora non si fosse provveduto alla trascrizione in conservatoria il diritto potrà essere fatto valere solo per nove anni.

Per fortuna però, come nel caso di Walter e Monica, ci sono le riappacificazioni, ed il fedifrago forse sarà solo costretto a dormire sul divano o nei casi peggiori nella vasca da bagno per un periodo per punizione, ma  domicilio e residenza sono salvi.

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