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AMORE SIAMO IN CRISI

Che effetti ha l’infedeltà in una causa di separazione? Può costituire motivo di addebito?

“Natale a New York” è un film – commedia del 2006 di Neri Parenti, interpretato, tra gli altri, da Christian De Sica, Massimo Ghini, Sabrina Ferilli ed Elisabetta Canalis.

Christian De Sica, “Lillo” è sposato con Milena, una donna molto ricca con la quale ha stipulato un accordo prematrimoniale.

Nonostante il pericolo di perdere tutti i suoi “benefit d’amore”, Lillo intreccia una relazione con una sua vecchia fiamma, “Miss Ciociaria”, tale Barbara Ricacci ( Sabrina Ferilli), a sua volta sposata con un facoltoso medico, Claudio Ricacci ( Massimo Ghini).

Nel periodo natalizio, a New York, le due coppie si incontrano. 

Barbara comunica a Lillo di aver dubbi sulla fedeltà di Claudio e che vorrebbe incastrarlo per poter chiedere il divorzio, ma Lillo non ha mai detto all’amante di essere sposato né ha alcuna intenzione di perdere, con un eventuale divorzio, la vita ricca e agiata che gli assicura la moglie.

Claudio intanto ha una relazione extraconiugale con la figlia di Lillo.

Per una serie di circostanze certe volte demenziali, i due amanti diventano di fatto complici, ignorando chi siano rispettivamente le amanti.

Ma i nodi pian piano vengono al pettine.

Anche Milena, la moglie di Lillo decide di indagare su eventuali infedeltà coniugali del marito.

Le rispettive mogli si recano, all’insaputa l’una dell’altra, da uno stesso investigatore privato per scoprire l’infedeltà dei reciproci mariti. L’investigatore acquisisce il materiale probatorio relativo agli adulteri, ma a causa di imprevisti e malintesi, le buste contenenti le foto vengono consegnate alle clienti sbagliate: Milena, la moglie di Lillo, riceve la documentazione relativa alla relazione  della figlia con Claudio e Barbara ha il plico con le foto della sua relazione con Lillo.

Ironia della sorte, mentre si accinge ad aprire il plico, l’incauta Barbara, ignara di quanto il caso le ha preparato, promette causa di divorzio e minaccia suo marito di ridurlo sul lastrico “… me prendo metà del tuo patrimonio …”.

Della serie “ le ultime parole famose”.

Oscar Wilde diceva “i giovani vorrebbero essere fedeli  e non lo possono; i vecchi vorrebbero essere infedeli  e non lo possono.”.

Cantava Renato Zero “ … Il triangolo, no!non l’avevo considerato … d’accordo ci proverò … la geometria non è un reato …”

La geometria non è un reato e neanche un tradimento lo è, ma sicuramente può causare una separazione o essere la classica goccia che fa traboccare il vaso oppure essere solo la conseguenza di un amore già finito tempo addietro.

Ma che effetti ha l’infedeltà in una causa di separazione? Può costituire motivo di addebito?

In via del tutto preliminare occorre precisare che questi quesiti riguardano esclusivamente i casi di separazione giudiziale e non consensuale, poiché raggiunta con degli accordi.

La risposta è che non è detta l’ultima parola. Di regola, l’infedeltà è causa di addebito della separazione, ma si può evitare la condanna, provando che la crisi preesisteva, era grave e non è stata ingenerata solo ed esclusivamente dal tradimento; in definitiva, provare un adulterio può non essere sufficiente per l’addebito della separazione al coniuge fedifrago.

Procediamo con ordine.

L’art. 151 c.c. stabilisce che “la separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole.

Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio”.

Quindi l’addebito è la conseguenza del comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio (nel nostro caso la fedeltà), tale che sia intollerabile la prosecuzione (di regola, l’adulterio può ingenerare una reazione del genere).

La Cassazione n. 2059/2012 stabilisce che “ … l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità’ della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile … la regola appena ricordata viene meno quando si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale. In tal caso trovano peraltro applicazione le comuni regole in tema di onere della prova, per cui (articolo 2967 cpv.) chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda (nella specie, dell’infedeltà nella determinazione dell’intollerabilità della prosecuzione della convivenza) deve provare i fatti su cui l’eccezione si fonda, vale a dire l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata infedeltà … “.

La Cassazione con la sentenza n. 11516/14 ha stabilito che “in tema di separazione giudiziale dei coniugi, si presume che l’inosservanza del dovere di fedeltà per la sua gravita, determini l’intollerabilità’ della prosecuzione della convivenza, giustificando così, di per sé, l’addebito al coniuge responsabile, salvo che questi dimostri che l’adulterio non sia stato la causa della crisi familiare, essendo questa già irrimediabilmente in atto, sicché la convivenza coniugale era ormai meramente formale.

Ciò vuoi dire che, a fronte dell’adulterio, il richiedente l’addebito ha assolto all’onere della prova su di lui gravante, non essendo egli onerato anche della dimostrazione dell’efficienza causale dal medesimo svolta; spetta, di conseguenza, all’altro coniuge di provare, per evitare l’addebito, il fatto estintivo e cioè che l’adulterio sopravvenne in un contesto familiare già disgregato, al punto che la convivenza era mero simulacro; ne deriva parimenti che, una volta accertato l’adulterio, la sentenza che su tale premessa fonda la pronuncia di addebito e’ sufficientemente motivata”

In definitiva chi commette l’adulterio rischia l’addebito della separazione, poiché si presume la gravità dell’inosservanza del dovere di fedeltà, qualora non fornisca la prova che la causa della crisi, oramai irrimediabile, è da ricercarsi e ritrovarsi altrove rispetto al tradimento.

Prove quindi da fornire in giudizio: chi chiede l’addebito deve semplicemente provare il tradimento e chi, al contrario, vuole opporsi, deve provare rigorosamente la crisi precedente (art. 2697 c.c. “chi vuol far valere un diritto deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento (ndr il tradimento). Chi eccepisce l’inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si è modificato o estinto deve provare i fatti su cui l’eccezione si fonda. (ndr crisi precedente))”.

In definitiva, occorre stare attenti alla domanda del partner: “secondo te siamo in crisi?” … potrebbe essere stata suggerita e non essere solo frutto di innocente curiosità.

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