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Sepia

Il biglietto in cassaforte

“Don’t Panic” e conserviamo il biglietto di viaggio.

Aerei ed aeroporti: storie di ritardi, cancellazioni, cause di forza maggiore, negati imbarchi.

Abbiamo già ricordato celebri film quali “The Terminal”, “Tra le nuvole” e “Il diavolo veste Prada” e nei nostri articoli abbiamo già parlato dei diritti e doveri dei passeggeri.

Abbiamo dimenticato qualche film? Del genere “commedia demenziale”, sicuramente sì : “L’aereo più pazzo del mondo” un cult, e “L’aereo più pazzo del mondo … sempre più pazzo” film comico del 1982 diretto da Ken Finkleman, sequel del primo film.

“Signori e signore, non facciamoci prendere dal panico” annuncia l’hostess, allorquando comunica alcuni “piccoli” cambiamenti di rotta della navicella spaziale.

“Don’t panic” è scritto sulla targhetta luminosa lampeggiante, ma le notizie sono davvero poco incoraggianti: persi nella galassia, chissà dove, con il carburante quasi finito e meteoriti che colpiscono continuamente la navicella.

E, difatti, la scritta luminosa si trasforma in “Okay panic” e gli animi dei passeggeri si “accendono” decisamente.

“Don’t panic” è la scritta che si accende metaforicamente, nella realtà quotidiana, sulla fronte di tutti i passeggeri non appena apprendono che il loro volo è in ritardo/cancellato e “Okay panic” è quella che compare, non appena realizzano i disagi ai quali andranno incontro e, quindi, le inevitabili conseguenze ( cancellazione di appuntamenti di lavoro/vacanze etc).

Abbiamo scritto dei ritardi, cancellazioni, negati imbarchi, della Convenzione di Montreal e del Regolamento CE 261/04.

Abbiamo quindi sottolineato già la piena tutela prevista per i passeggeri che subiscono disagi per gli inadempimenti / inesatti adempimenti delle Compagnie aeree.

Quali prove occorrono per ottenere il rimborso, qualora previsto, e che la Compagnia aerea intende negare in prima battuta? Quali documenti servono all’avvocato che occorre conservare?

“Don’t panic”, la Cassazione ha inaugurato il 2018 con un’importante ordinanza che chiarisce l’onere della prova: ricordiamoci di conservare il biglietto di viaggio e, se non abbiamo una buona memoria, la cronistoria degli eventi (ad esempio in caso di ritardo a che ora l’aereo è partito ed atterrato).

Procediamo con ordine.

Come abbiamo già scritto in alcuni pareri (ai quali si rimanda), ritardi, cancellazioni e negati imbarchi (eccetto i casi “tempestivo avviso” art. 5 comma 1 lett. C, nonché i casi di causa di forza maggiore) sono tutti disagi che corrispondono ad un inadempimento o un parziale adempimento e legittimano il passeggero a richiedere al vettore un rimborso economico, cosiddetta compensazione pecuniaria, un eventuale ulteriore risarcimento oltre, ovviamente, all’ “assistenza a terra.”

Può accadere che le Compagnie aeree, nonostante il verificarsi di un disagio, ritengano di negare la tutela prevista.

In caso di disaccordo con il passeggero, quest’ultimo dovrà intentare una causa nei confronti della Compagnia aerea.

La Cassazione con l’ordinanza  n. 1584/2018 ha stabilito su chi grava l’onere della prova.

In mancanza di una disposizione che stabilisca l’onere della prova, sia nella Convenzione di Montreal che nel Regolamento CE 261/04, la Cassazione sottolinea che quest’ultime “ … si basano sull’affermazione del principio di presunzione di responsabilità del vettore aereo …” e che detta presunzione “ … opera, com’è ovvio, sul piano dell’imputabilità dell’inadempimento, ai sensi dell’art. 1218 c.c.  …” e continua “ … l’assenza di una norma speciale, impone di far riferimento ai criteri ordinari di riparto dell’onere della prova, di cui all’art. 2697 c.c. …”

Per quanto innanzi “ … va affermato il seguente principio di diritto: il passeggero che agisca per il risarcimento del danno derivante dal negato imbarco o dalla cancellazione (inadempimento) o dal ritardato arrivo dell’aeromobile rispetto all’orario previsto (inesatto adempimento), deve fornire la prova della fonte (negoziale) del suo diritto e il relativo termine di scadenza, ossia deve produrre il titolo o il biglietto di viaggio o altra prova equipollente, potendosi poi limitare alla mera allegazione dell’inadempimento del vettore. Spetta a quest’ultimo, convenuto in giudizio, dimostrare l’avvenuto adempimento, oppure che, in caso di ritardo, questo sia stato contenuto sotto le soglie di rilevanza fissare dall’art. 6 comma 1, del Regolamento Ce n. 261/2004”.

In definitiva la Compagnia aerea dovrà fornire la prova che l’inadempimento/inesatto adempimento è stato determinato da circostanze esimenti (ad esempio forza maggiore, comunicazione anticipata etc), altrimenti, in caso contrario, qualora la prova di quest’ultime non sia raggiunta, la colpa sarà attribuita al vettore, con la conseguente condanna al rimborso e/o risarcimento nei confronti del passeggero.

Almeno al panico si  risponde, questa volta, con “ calma e gesso! “.

Insomma, “don’t panic”, conserviamo il biglietto di viaggio, possibilmente in luogo sicuro, e annotiamo con precisione l’orario degli avvenimenti e dei disagi subiti. E buona fortuna.

Riproduzione riservata ex l.633/1941.

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